• 3 Aprile 2025
Editoriale

L’attuale offensiva del gruppo M23 sostenuto dal Rwanda può essere visto alla luce della trentennale faida tra milizie e governo congolese, come una azione volta a non perdere il mercato dei minerali presenti nell’area del Nord Kivu, ove Goma è idealmente ed economicamente il punto geografico di maggior interesse. Posta al confine tra la Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda è stata già dagli anni cinquanta del XX secolo luogo di rifugio per i Tutsi durante le due faide interne contro questi e ancor più nel 1994 durante e dopo il genocidio. Ciò è anche in parte divenuta la giustificazione per azioni paramilitari da parte del gruppo M23 e della milizia Tutsi Banyamulenge. Ma oggi altri interessi sono in gioco.

Goma situata nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sulla riva settentrionale del Lago Kivu a poca distanza dalla città ruandese di Gisenyi, è il capoluogo della provincia del Kivu Nord con una popolazione di 744.000 abitanti. La storia recente della città è stata dominata dalle eruzioni vulcaniche del 2002 e 2005 e dalle vicende legate al genocidio del Rwanda del 1994, che a loro volta hanno alimentato la prima e la seconda guerra del Congo, terminata nel 2003. Le conseguenze di ambedue i conflitti si sono protratte per anni. Nel 2012 per breve tempo la città fu conquistata dai ribelli dell’M23 ovvero il Movimento del 23 Marzo.L’area, nel 1994 dopo la vittoriosa avanzata di Kagame accolse un importante numero di Hutu fuggiti dal Rwanda e spesso coinvolti nel genocidio, oltretutto il gruppo Hutu della FDPL Forze Democratiche per la liberazione del Rwanda che opera nel Kivu persege l’obiettivo di espellere i Tutsi Banyamulenge, rovesciare i governi di Rwanda e Burundi ed ottenere il controllo delle risorse. Ma lasciando da parte gruppi miliziani e faide varie, si potrebbe guardare oltre per comprendere quali possano essere i motivi del perdurare degli scontri che ciclicamente si ripresentano e quasi sempre con lo stesso modus operandi. La tesi che il Sociologo Fabien Lebrundifende nel suo saggio “Barbarie numèrique, une autre histoire du mond connect” in cui rivisita la rivoluzione digitale, forse ben spiega gli accadimenti periodici nella Repubblica Democratica del Congo ed in particolare dell’area di confine del Nord Kivu.

Le risorse minerarie necessarie per la rivoluzione digitale sono distribuite in modo molto disomogeneo sul pianeta e la Repubblica Democratica del Congo è forse l’unico paese che presenta nel suo sottosuolo quasi tutti gli elementi della tavola di Mendeleev. Ciò ha ridestato per il paese il concetto di estrattivismo che era praticamente scomparso, di fatto rinato venticinque anni fa durante il cosiddetto boom minerario che corrisponde allo sviluppo della tecnologia digitale.  Nei prossimi venti o trenta anni si estrarranno più metalli di quanti ne siano stati estratti in tutta la storia dell’umanità e la Repubblica Democratica del Congo sarà, come già è sviluppatore di interessi ed appetiti economici enormi. Di fatto la continua instabilità politica del paese ha fatto sì che esso non sia mai stato in grado di strutturare un sistema di estrazione industrializzato e strutturato che gli permettesse di gestire in autonomia le ricchezze del sottosuolo. La mancanza di capitali, la corruzione, l’instabilità politica ha reso il paese dipendente in questo campo da altri e le risorse del sottosuolo vengono così disperse in rivoli, che vedono incrementare anche gli interessi di paesi confinanti.

Nel 2021 il presidente della RDC aveva firmato un accordo con l’Uganda per facilitare la costruzione di strade ed il trasporto di prodotti minerari, forestali ed agricoli. Al momento di iniziare i lavori fu proprio il gruppo M23 ad inficiare la costruzione con una nuova azione di guerriglia. Diversi osservatori ritengono le azioni paramilitari del 2022 da parte dell’M23 precursorie a quelle di oggi, con il Rwanda che ha rilanciato il gruppo in reazione a quegli accordi del 2021 della RDC con l’Uganda, ciò per non perdere la sua parte in questo mercato. Un’ipotesi plausibile soprattutto perché l’M23 nella sua avanzata verso Goma ha rapidamente occupato la miniera di Rubaya a Rutshuru, che contiene il 15% delle riserve mondiali di Coltan. Kagame nega ogni coinvolgimento ed aiuto militare al gruppo M23, anche se in passato più volte ha manifestato indirettamente un interesse sull’area. In parte rivendicandone in qualche occasione il territorio, in altre quale necessità per determinare l’allontanamento dai confini del Rwanda di milizie Hutu in parte responsabili dei massacri del 1994, le quali sono viste anche come pericolo per le popolazioni di etnia Tutsi che vivono nell’area di Goma e lungo la frontiera stessa del Rwanda. Le conseguenze degli scontri attuali portati avanti dalle miliziehanno come conseguenza diretta saccheggi, stupri e l’uccisione di civili ma sembra chiaro che il conflitto si concentra in buona parte alla conquista ed al controllo delle risorse naturali. Lo spostarsi delle milizie armate dell’M23 verso la zona meridionale del Kivu che avrebbero già occupato la cittadina di Nyabibwe centro minerario a meno di 50 chilometri da Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, chiarirebbe le azioni delle milizie. Occupare Bukavu, che non solo significherebbe per il governo congolese una perdita significativa di territorio e soprattutto la perdita di molti siti minerari, ma il rafforzamento in modo indiretto e senza esporsi degli interessi economici del Rwanda stesso.

L’attuale offensiva del gruppo M23 sostenuto dal Rwanda può essere visto alla luce della trentennale faida tra milizie e governo congolese, come una azione volta a non perdere il mercato dei minerali presenti nell’area del Nord Kivu, ove Goma è idealmente ed economicamente il punto geografico di maggior interesse. Posta al confine tra la Repubblica Democratica del Congo e del Rwanda è stata già dagli anni cinquanta del XX secolo luogo di rifugio per i Tutsi durante le due faide interne contro questi e ancor più nel 1994 durante e dopo il genocidio. Ciò è anche in parte divenuta la giustificazione per azioni paramilitari da parte del gruppo M23 e della milizia Tutsi Banyamulenge. Ma oggi altri interessi sono in gioco.

Goma situata nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sulla riva settentrionale del Lago Kivu a poca distanza dalla città ruandese di Gisenyi, è il capoluogo della provincia del Kivu Nord con una popolazione di 744.000 abitanti. La storia recente della città è stata dominata dalle eruzioni vulcaniche del 2002 e 2005 e dalle vicende legate al genocidio del Rwanda del 1994, che a loro volta hanno alimentato la prima e la seconda guerra del Congo, terminata nel 2003. Le conseguenze di ambedue i conflitti si sono protratte per anni. Nel 2012 per breve tempo la città fu conquistata dai ribelli dell’ M23 ovvero il Movimento del 23 Marzo.L’area, nel 1994 dopo la vittoriosa avanzata di Kagame accolse un importante numero di Hutu fuggiti dal Rwanda e spesso coinvolti nel genocidio, oltretutto il gruppo Hutu della FDPL Forze Democratiche per la liberazione del Rwanda che opera nel Kivu persege l’obiettivo di espellere i Tutsi Banyamulenge, rovesciare i governi di Rwanda e Burundi ed ottenere il controllo delle risorse. Ma lasciando da parte gruppi miliziani e faide varie, si potrebbe guardare oltre per comprendere quali possano essere i motivi del perdurare degli scontri che ciclicamente si ripresentano e quasi sempre con lo stesso modus operandi. La tesi che il Sociologo Fabien Lebrundifende nel suo saggio “Barbarie numèrique, une autre histoire du mond connect” in cui rivisita la rivoluzione digitale, forse ben spiega gli accadimenti periodici nella Repubblica Democratica del Congo ed in particolare dell’area di confine del Nord Kivu.

Le risorse minerarie necessarie per la rivoluzione digitale sono distribuite in modo molto disomogeneo sul pianeta e la Repubblica Democratica del Congo è forse l’unico paese che presenta nel suo sottosuolo quasi tutti gli elementi della tavola di Mendeleev. Ciò ha ridestato per il paese il concetto di estrattivismo che era praticamente scomparso, di fatto rinato venticinque anni fa durante il cosiddetto boom minerario che corrisponde allo sviluppo della tecnologia digitale.  Nei prossimi venti o trenta anni si estrarranno più metalli di quanti ne siano stati estratti in tutta la storia dell’umanità e la Repubblica Democratica del Congo sarà, come già è sviluppatore di interessi ed appetiti economici enormi. Di fatto la continua instabilità politica del paese ha fatto sì che esso non sia mai stato in grado di strutturare un sistema di estrazione industrializzato e strutturato che gli permettesse di gestire in autonomia le ricchezze del sottosuolo. La mancanza di capitali, la corruzione, l’instabilità politica ha reso il paese dipendente in questo campo da altri e le risorse del sottosuolo vengono così disperse in rivoli, che vedono incrementare anche gli interessi di paesi confinanti.

Nel 2021 il presidente della RDC aveva firmato un accordo con l’Uganda per facilitare la costruzione di strade ed il trasporto di prodotti minerari, forestali ed agricoli. Al momento di iniziare i lavori fu proprio il gruppo M23 ad inficiare la costruzione con una nuova azione di guerriglia. Diversi osservatori ritengono le azioni paramilitari del 2022 da parte dell’M23 precursorie a quelle di oggi, con il Rwanda che ha rilanciato il gruppo in reazione a quegli accordi del 2021 della RDC con l’Uganda, ciò per non perdere la sua parte in questo mercato. Un’ipotesi plausibile soprattutto perché l’M23 nella sua avanzata verso Goma ha rapidamente occupato la miniera di Rubaya a Rutshuru, che contiene il 15% delle riserve mondiali di Coltan. Kagame nega ogni coinvolgimento ed aiuto militare al gruppo M23, anche se in passato più volte ha manifestato indirettamente un interesse sull’area. In parte rivendicandone in qualche occasione il territorio, in altre quale necessità per determinare l’allontanamento dai confini del Rwanda di milizie Hutu in parte responsabili dei massacri del 1994, le quali sono viste anche come pericolo per le popolazioni di etnia Tutsi che vivono nell’area di Goma e lungo la frontiera stessa del Rwanda. Le conseguenze degli scontri attuali portati avanti dalle miliziehanno come conseguenza diretta saccheggi, stupri e l’uccisione di civili ma sembra chiaro che il conflitto si concentra in buona parte alla conquista ed al controllo delle risorse naturali. Lo spostarsi delle milizie armate dell’M23 verso la zona meridionale del Kivu che avrebbero già occupato la cittadina di Nyabibwe centro minerario a meno di 50 chilometri da Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, chiarirebbe le azioni delle milizie. Occupare Bukavu, che non solo significherebbe per il governo congolese una perdita significativa di territorio e soprattutto la perdita di molti siti minerari, ma il rafforzamento in modo indiretto e senza esporsi degli interessi economici del Rwanda stesso.

Autore

Figlio della migrazione italiana degli anni 60 del XX° secolo, nato in Gran Bretagna e tuttora cittadino britannico a voler ricordare il mio essere nato migrante ed ancora oggi migrante (Interno). Sono laureato in Lettere (Università di Roma “La Sapienza) ad indirizzo Archeologico-Preistorico per la precisione in Etnografia Preistorica dell’Africa, un Master di primo livello in “Interculturale per il Welfare, le migrazioni e la salute” ed uno di secondo livello in “Relazioni internazionali e studi strategici”. Sono Docente a contratto di Demoetnoantropologia presso l’Università di Parma e consulente per il Ministero della Cultura in ambito Demoetnoantropologico. Mi occupo di relazioni con le comunità di diversa cultura del territorio di Parma e Reggio Emilia scrivo di analisi geopolitiche e curo una rubrica (Mondo invisibile) sul disagio sociale. Nel tempo libero da decenni mi occupo di ricerca antropologica, archeologica e storica del territorio della mia terra, della terra delle mie radici, Gioia Sannitica. Collaboro con diverse realtà divulgative e scientifiche on line (archeomedia.net- paesenews.it-Geopolitica.info-lantidiplomatico.it) creo eventi culturali, cercando sempre di dare risalto alla mia terra non intesa solo come Gioia Sannitica ma di quella Media Valle del Volturno, che fu il Regno Normanno di Rainulfo II Drengot.