
La situazione attuale in termini economici finanziari vede il sistema capitalistico di nuova generazione incentrato su un paradigma innovato. Pertanto, il sistema bancario, nonostante le crisi sta creando in Europa un colosso capace e capiente in termini di acquisizioni societarie e azionarie in grado di contrastare i giganti bancari americani.
Grazie sicuramente alle deroghe sulle norme antitrust, alla formazione di un potenziale mercato unico dei capitali, alla loro ricapitalizzazione, elementi che stanno riformattando il sistema bancario europeo riconsolidando il potere finanziario, acquisendo anche i 33 miliardi di risparmio dell’utenza europea, poggiando la loro leva strutturale sulle lobby bancarie che occupano in Europa un ruolo di interesse primario con extraprofitti rilevanti.
Molteplici sono inoltre le fusioni bancarie, ponendo in campo una vera sfida di implementazione del sistema con un assetfortificato, scivolando talvolta nelle forme speculative americane che dal punto di vista azionario detengono quote rilevanti nelle banche europee.
Un’illusoria democrazia finanziaria, che a causa delledinamiche più offensive, poste in campo dal sistema anche italiano, con la prospettiva di creare un polo bancario forte, si scende nell’ipotesi di finanziare l’economia reale in realtà ciò è un eufemismo del sistema, perché lo stesso rinveste inoperazioni ad alto profitto.
I tentativi dell’Unicredit determinano una pressione sulla banca tedesca Commerzbank ma confermano la regia azionaria del gruppo finanziario americano BlackRock, orbene è chiaro che il capitalismo finanziario soffre di cannibalismo, potenziando le sue ricchezze a dispetto dei risparmiatori europei.
Si coglie che dunque anche la stessa crisi ucraina non prescinde da questo sistema monetario così fallace, dove oltre alle vittime umane, incalcolabili, lo stesso asset bancario né trae maggiore beneficio, con un giro di denaro nel sistema azionario, che ha visto potenziato finora solo i gruppi azionari americani.
Quindi prolungare una guerra così cruenta, senza una difesa europea forgiata su asset azionario prevalentemente europeo,prospetta un futuro economico reale sempre più fragile a vantaggio non certamente delle nazioni europee, e a discapito delle democrazie europee, anche a fronte dei dazi americani che sembrano dare un’altra spallata al sistema commerciale e industriale europeo, già minato dalla crisi energetica.
Infatti mentre la Russia regge, nel suo immane sforzo bellico ,grazie anche al sostegno dei Brics, l’Europa, subisce semplicemente tagli e difficoltà al welfare, che si riverberano sull’economia reale, non più in grado di risparmiare e investire nel sistema, finanziario speculativo, è ovvio che il sistema genera un evidente spostamento e orientamento dell’elettorato verso governi più forti in grado di riformare con decisione e conservare ingenti valori anche monetari finora sperperati in false ideologie green, non suffragate da una reale opinione scientifica.
Si rischia di far naufragare anche il sogno di un Europa più Stato e meno governance finanziaria, un Europa sempre più forte e meno neo- atlantista, protagonista del proprio futuro, che si orienta verso un riarmo senza precedenti, verso una difesa necessaria, per mostrare un Europa altrettanto forte, che possa non solo generare aspettative di pace in un immaginario collettivo ma che possa occupare un ruolo paritetico in una globalizzazione di super potenze, anche se stanno generandonuovi equilibri speculativi nei mercati finanziari con un crollo evidente dell’azionario sostenibile sostituito da un azionario fondato su tecnologie di difesa.
In questo nuovo ordine planetario, la Russia, nuova alleata degli Usa, pensa di indebolire l’Europa per non consentire un decisionismo di altri tempi, incentrato su un asset politico unito in ogni ambito, non solo ordoliberale secondo il dettame della Bce, ma assolutamente unito nella difesa, verso un governo unico assecondato da una leadership non solo intermediaria ma autorevolmente determinante e decisionista.
Il decisionismo di Xi Jinping, l’ostinazione imperiale di Putin e il pragmatismo tattico di Trump, stanno alterando, lo scacchiere mondiale e cercando di tagliare l’Europa fuori daigiochi, subordinandola ad un sistema capitalistico finanziario, subdolo, fortificato paradossalmente dallo stesso sistema bancario, e promuovere una pace duratura e giusta nella crisi ucraina, provoca spartizioni, che stanno favorendo i nuovi asset compresa l’America.
L’Europa, senza falsa retorica, ha reso possibile tutto ciò non solo per i molteplici errori, commessi nella gestione sovranazionale, ma anche perché, non si è mai vestita di una reale autorevolezza, a causa di un progressismo di sinistra incapace di gestire l’economia dedito ad un sistema di fluidità di pesi e contrappesi sociali, e così Trump ha chiamato Putin per negoziare la pace nel continente, e come in un tempo non lontano, escludendo il coinvolgimento degli Stati europei, in un eterno ritorno nietzschiano, dei corsi e ricorsi storici, innegabile.
Vediamo un’Europa fragile e confusa, e decisa, costretta a fari i conti con una realtà suprema, e sebbene la cooperazione per il benessere del continente, viaggia su binari pacificidell’articolo 5 Nato, con successo cooperativistico, non resta che prendere atto, che il benessere mondiale è sempre legatonon all’elemento di commercializzazione puro, ma alla forza delle potenze in campo, e alla leadership che questa forza riesce ad imprimere, escludendo la solidarietà verso il mondo, e il benessere delle nazioni.
Ne consegue che la crisi in corso e la sua risoluzione è legata alla potenza anche monetaria, legata a meccanismi di sfruttamento finanziario, con profitti illusori per i risparmiatori, ma immensi per chi investe per potenziare il sistema finanziario, e la sua leadership in ambito globale,quindi vacilla l’unità europea, e con essa la competitività geoeconomica, delle mini- potenze europee, lente nel programmare una difesa propria soggiogate ancora al patto Nato, non più vero.
In altre logiche attese e disattese, la retorica si sta dissolvendo, e con essa il pacifismo ideologico, l’antiebraismo, e americanismo, il neonazismo, e quanto di più ideologico resiste ai tempi, in una narrazione sempre uguale a sé stessa, dove chi ne fa le spese è un’Europa demolita da una logica forte che ad essa non appartiene, perché sottoposta ad un nemico quale Putin, ad una forte competizione commerciale cinese e ora alla svolta trumpiana.
Quale svolta necessita alla politica europea? L’Europa rischia un implosione e non solo commerciale e competitiva, travolta da un sistema finanziario che sfrutta la sua risorsa primaria,che riconosciamo tutti non solo nel patrimonio culturale e storico, in quello immobiliare, geografico, e nella creatività, genialità scientifica europea. Accertato anche nella sua altapropensione al risparmio che non è tipica di altri popoli, meno che mai di quello americano, infatti, la rottura con la Russia e il rinnovato asservimento agli Stati Uniti, tradito dallo stesso,sta strangolando i risparmi europei, spingendo l’economia verso una rinnovata recessione di stampo finanziario.
Il riamo benché necessario, ormai, sguarniti i paesi europei dalla crisi ucraina, potrebbe accelerare il declino, e il ricorso alla Bei, Banca di investimenti europei, scelta benché condivisibile per evitare ulteriore aggravio del debito pubblicoeuropeo, comunque denota lo sviluppo implementativo della speculazione finanziaria globale, coinvolgendo il risparmioprivato degli utenti europei e extra europei, con il rischio di gravi perdite in caso di conflitto reale.
Certamente il maggiore problema da risolvere non sono solo la transizione energetica, o le applicazioni di fonti rinnovabili vista la siccità energetica prospettabile che richiede sempre un aggancio al vecchio sistema classico di energia, ma è l’economia reale, la vita sociale e il benessere dei cittadini, che sebbene fronteggiano ogni paura o pericolosità paventatasi al livello globale, con una maggiore propensione al risparmio poi sono illusi da guadagni derivanti da investimenti effimeri, investendo in azioni o titoli relativi allaneo difesa tecnologica, altrettanto soggiogati dal lievitare dei prezzi dell’energia surrogata, e commercializzata a condizioni speculative azionarie.
Un sistema quello europeo, dove aleggia il fantasma della deindustrializzazione, una definizione predittiva di molteplici economisti, con evidente delocalizzazione presso gli Stati Uniti, o in Asia grazie alla shale gas con manodopera a basso costo, o ad una attuale riconversione del sistema capillare industriale in economia bellica.
Quale svolta strategica può apportare l’Europa allora ? l’Europa deve ricercare una politica e una svolta strategica autonoma, nell’ambito energetico e finanziario, per difendere l’industria europea evitando alleanze transoceaniche, questo è possibile rivoluzionando il debito pubblico, eliminandolo e puntando ad una sinergia economica e politica finanziaria autonoma, per evitare un ulteriore perdita di competitività e evitando di incorrere in sudditanze energetiche sia filorusseche riciclate filoamericane, evitando di incorre re in una periferia globale della sua autorevolezza sovranazionale.
La stessa Turchia riaggancia l’Europa per il riarmo, riconoscendo al suo protagonismo, un plus in una neo-architettura di sicurezza sostenibile e deterrenza in una geopolitica flessibile europea, per trarne il massimo profitto in una partita di massima geoeconomia. Siamo dunque in un quadro di nuove alleanze che comunque generano forme speculative estese, ma al contempo tracciano nuove strategie per il futuro del continente, al quale si spalancano le porte dei Balcani e del Mar Nero.
Ma la vera partita europea la sta giocando da sempre il nostro Presidente del Consiglio Italiano, Giorgia Meloni, che riesce a formalizzare partnership di lungo periodo, tra il gruppo Leonardo, con la turca Baykar, il primo un grande polo di qualità italiano sviluppando sul mercato europeo la vincente partita dei droni. Quindi, sebbene la Turchia, è strategica, sui quadranti euromediterraneo e quello meridionale israeliano, comunque siamo ad una scossa del sistema armamenti, e l’urgenza diviene necessità per declinare da una sudditanza delle tecnologie e del sistema americano.
Quindi sebbene il sistema, sembra cannibalizzare l’intero comparto finanziario, investire in difesa e pace, potrà sviluppare startup di qualità, per mettere in moto l’economia,creando maggiori alleanze fra le più grandi industrie europee, convertendo addirittura quelle fortemente in crisi, predisponendo a joint-venture con società tedesche come Rheinmetall, sia in ambito da armi da combattimento terrestri che armamenti e satelliti spaziali.
Lo scenario bancario, dunque, sta anche cambiando in positivo, e infatti il gruppo Leonardo confluisce da Bank of America a Deutsche Bank, con l’obbiettivo più che ambizioso con il Project Bromo di competere con Starlink la società dei satelliti di Elon Musk.
Ergo, ragionare in termini di continente europeo, un continente dotato di grandi e notevoli capacità, significa potenziare la nostra competitività, rispetto all’America, svincolandoci sia in termini finanziari che di difesa, un esempio è il progetto Euro-drone, che genera una sistema di difesa del tutto europeo con tecnologia italiana.
Se queste forme di unificazione nel tema della di fesa e della pace, in termini di deterrenza verso attacchi e verso le crisi in corso, ci spingono verso un’alleanza con gli Stati Uniti non più come sudditanza, ma in una posizione paritetica, senza finire anche nella morsa della Cina e dei suoi alleati Brics.
Recuperare la debolezza tecnologica finora mostrata essendo l’Europa per l’80% dipendente da forniture americane edextraeuropee in generale, produrrà un Europa in grado di pensare e provvedere alle sue necessità di difesa sia economicamente e industrialmente senza implementare il sistema azionario finanziario speculativo. Le sinergie europee dei vari gruppi, e dei vari colossi come Leonardo, messe a sistema in un futuro anche spaziale, può aumentare l’efficienza e la competitività, creando nuova occupazione, edeconomie per i risparmiatori europei, sarà un duplice vantaggio per l’Europa.
La forza dell’Europa nasce dall’unione, per una deterrenza non più soccombente.