
Cosa è il Manifesto di Ventotene? 1941. Le “direttive” per un processo non politico, bensì prettamente ideologico. Ovvero di prassi ideologica fondata non su una visione socialista tout court ma marxista, in cui il concetto di rivoluzione non è adombrato. È esplicito e implicito. Non è affatto vero che sia stato il punto dal quale De Gasperi è partito per una visione europeista delle Nazioni.
De Gasperi era un cattolico. La prassi rivoluzionaria non era accettabile in quel tempo da un cattolico. È così diretto il discorso di un apocalittico “internazionalismo” del Manifesto. Mi sembra così sciocco affermare ancora la consistenza di un simile linguaggio.
Soprattutto quando si afferma: “La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale — e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità — e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale” (da “Il Manifesto di Ventotene”).
È questa non è soltanto una frase. È un concetto di fondo dell’intera impalcatura. Non è accettabile. Bisogna leggere e approfondire. Noi siamo qui a contestualizzare tutto e a non lasciar correre miti che sono crollati. In fondo anche questo mito di Spinelli a cosa lo si applica? Al fatto che sottolineò il trasversalismo? D’altronde la sinistra in Italia come ha governato? Con il consenso a tutto tondo o con il trasversalismo? Trasversalismo che ha visto insieme cattolici e comunisti. Certo lo stesso cattocomunismo nasce da qui. Quel fattore K visto da Alberto Ronchey, decenni fa, non era dentro questa visione?
Il fatto è che ormai siamo a una Sinistra che vive al capezzale del proprio funerale. Sia politico che culturale. Con pensieri vecchi, datati, deficitari nell’era di Musk e dei vortici planetari. Piaccia o meno ma con la realtà dobbiamo convivere e saper vivere con capacità innovativa giorno dopo giorno. Mi sembra ormai un fatto di una arretratezza abissale fare piazza con slogan che hanno nessun senso.
I difetti storici nascono dalla non conoscenza oppure da una volontà prettamente ideologica nel leggere e interpretare a proprio piacimento quegli scritti politici che si testimoniano da sé attraverso una chiarezza del linguaggio. Ebbene i passi letti da Giorgia Meloni alla Camera dei Deputati il
19 marzo scorso, in riferimento al Manifesto di Ventotene, corrispondono con lucida chiarezza al vero.
Se si vuole leggere la storia con gli occhiali marxisti è un conto. Ma se si vuole dare un senso al nostro tempo il discorso è completamente diverso.
Ma quale documento fondante dell’Europa? Vogliamo scherzare? È come se l’Europa l’avesse fatta Altiero Spinelli e Rossi… Gli Stati Uniti d’America che ruolo hanno avuto. Ma si vuole comprendere che in mezzo c’è stata una guerra fredda e una spartizione complice l’Unione Sovietica di Stalin? Sono loro, ovvero Usa e Urss, che hanno unito, disunito, complicato l’Europa.
Siamo accorti di speculazione di idee e l’ideologia resta missione e l’illusione di ciò che venivano chiamate masse. Le masse al potere? Elias Canetti lo dice con intelligenza nel suo libro del 1960. Così “L’uomo-massa” del 1930, primo edizione, di Ortega y Gasset o “L’agonia dell’Europa” di Maria Zambrano del 1939. Ho citato testi che vengono prima del 1941. Spinelli ha cercato di stravolgere tutto con una visione di Europa socialista e rivoluzionaria.
Si vuole essere seri o essere leggerissimi e inconsistenti culturalmente? Una piccola lezione occorre necessariamente.
Ida Magli aveva molto chiaro il principio su ciò: “Nell’Europa democratica, afflitti dal gran numero di «valvole di sicurezza» esistenti intorno a loro, i governanti hanno finalmente trovato il modo assoluto per dominare i sudditi. Si tratta di un modo opposto a quello adoperato fino a oggi, ma che cercavano fin dalle origini del Potere e che non erano ancora riusciti ad attuare: svuotare la vita dei sudditi di ogni «valore» trasmutandola in cifre e simultaneamente perciò svuotarla di qualsiasi motivo di contestazione verso i detentori del Potere”.
Citazioni su citazioni per affermare che il Manifesto di Ventotene è una dichiarazione ideologica della prassi socialista. Che io non condivido proprio per un concetto di libertà come essere e non di semplice volontà di “democrazia” del popolo. Maria Zambrano partendo addirittira da Agostino si pone diverse domande tra le quali: “…dove risiede l’origine della violenza europea? Fare questa domanda equivale a interrogarsi sulle origini dell’Europa, sulla sua nascita. E sulla sostanza della vita europea…”.
Ma dai. Altiero Spinelli si catapulta in una Idea di Europa senza la conoscenza fortemente filosofica di Idea di Europa. Ne fa semplicemente una ideologia della prassi passando appunto da una lettura minimalista di Kant e Marx.
Non accetto repliche. Non credo nelle democrazie perché credo alla vera Libertà. Sono fortemente convinto che occorre studiare prima che possa esserci una parola. Per chi ha tempo di pensare e vorrebbe replicare: Studiate studiate studiate con le distanze opportune dalla formazione ideologica.
Se poi si vuole dare una interpretazione di altra natura o divergente rispetto alla lucidità espressa nel testo sarebbe auspicabile dirlo. Ma il gran chiasso fatto alla Camera dopo le citazioni del Presidente del Consiglio sul Manifesto da parte delle Sinistre non è spropositato.
È la chiara dimostrazione che è stato letto poco e male. O è stato letto con la logica consueta di una ideologia scaduta.
C’è certamente una idea di Europa. Ma quella Europa di cui si parla deve essere “socialista”, si dice nel Manifesto. Non è forse vero che si trova scritto che: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista”? Se ciò non dovesse rispondere al vero (cosa impossibile) si facciano delle controdeduzioni e citazioni documentate dovute.
Se poi si vuole affermare che si trattano di frasi scorporate da un contesto preciso è bene che vada sottolineato, cosa resterebbe?. Ma è pur vero che la “filosofia” resta sempre quella. Parliamoci francamente. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, fautori appunto del Manifesto del 1941, non potevano non scrivere, in quel contesto un Manifesto di altra natura. Ovvero azionista e socialista. Eravamo però nel 1941.
Eravamo in una temperie particolare che non è possibile e pensabile comparare con quella di oggi.
È inutile continuare a tirare dal cilindro il solito antifascismo. Il Manifesto era stato scritto sulla base di una lettura addirittura minimamente o minimalista kantiana della società. Si discuteva di una Europa “europea” e “nazionalista” in quel processo storico e politico. Non è richiamabile a oggi.
Perché le Sinistre continuano a spaginare un passato che non ha nulla a che fare con il nostro presente. È mutato tutto rispetto a quel tempo. Non si può richiamare un passato come ombra del nostro contemporaneo. Non ci sono più reduci. È finito il reducismo.
Quando la Meloni cita il passo in cui a ragione si legge: “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso”, non c’è più Kant. Bensì un certo Rousseau e soprattutto Marx, il quale nonostante tutto parla anche di “proprietà borghese” contraddicendosi come sempre perché afferma: “La teoria dei Comunisti può essere riassunta in una singola frase: Abolizione della proprietà privata”.
Insomma il Manifesto di Ventotene quanto ha a che fare con il Manifesto di Marx? Credo che il punto sia qui. Poco, molto, abbastanza?. È la base. Occorre leggerlo. Così è possibile comprendere cosa si nasconde soprattutto dietro i concetti di rivoluzione e proprietà privata.
In quanto alle atmosfere che si vivono all’interno del Palazzo, non cito Pasolini molto distante da me, lo scontro più che politico è diventato uno scontro di potere, direi di poteri.
Le Sinistre perdendo potere, che hanno gestito per anni, si trovano in un guado. Con le loro invettive non andranno lontano. La politica è anche un’etica. Mi sa che si è molto distanti dalla cultura dell’etica. Il resto di un mondo che cambia è sotto gli occhi di tutti. A dopo.