• 3 Aprile 2025
Cultura

Il Medioevo fu un’epoca di grandi trasformazioni politiche, sociali, culturali e religiose, che videro la nascita e lo sviluppo dei comuni, delle università, delle crociate, delle eresie e delle riforme della Chiesa. In questo contesto, emersero alcune figure di intellettuali, di religiosi e di riformatori, che con le loro idee e le loro azioni influenzarono la storia e il pensiero del loro tempo e delle generazioni successive. Tra queste figure, una delle più originali e controverse fu quella di Arnaldo da Brescia, un monaco, un filosofo e un rivoluzionario, che si batté per la libertà dei comuni e per la povertà della Chiesa, e che fu condannato a morte per eresia dal papa. Arnaldo da Brescia non ebbe mai contatti diretti con il Sannio, la regione storica dell’Italia meridionale che corrisponde all’attuale provincia di Benevento. Tuttavia, Arnaldo da Brescia ebbe dei contatti indiretti con il Sannio, attraverso il suo maestro e amico Abelardo, e il suo avversario e accusatore Bernardo di Chiaravalle.

Abelardo fu uno dei più grandi filosofi e teologi del Medioevo, che con il suo metodo dialettico e il suo spirito critico aprì nuove vie alla ragione e alla fede. Abelardo fu anche il protagonista di una delle più famose storie d’amore della letteratura, quella con Eloisa, una giovane e colta monaca, con cui intrattenne una corrispondenza epistolare di grande valore letterario e filosofico. Abelardo fu anche un maestro di Arnaldo da Brescia, che lo seguì nelle sue lezioni e nelle sue vicende, e che ne subì le persecuzioni da parte dei suoi nemici, tra cui Bernardo di Chiaravalle.

Bernardo di Chiaravalle fu uno dei più influenti religiosi e riformatori del Medioevo, che con la sua predicazione e la sua spiritualità esercitò un grande potere sulla Chiesa e sulla società. Bernardo fu anche il promotore della seconda crociata, che aveva lo scopo di liberare la Terra Santa dall’occupazione musulmana. Bernardo fu anche uno dei principali avversari di Abelardo e di Arnaldo da Brescia, che accusò di eresia e di sovversione, e che contribuì a condannare al Concilio di Sens del 1140.

Proveremo dunque a ricostruire il rapporto tra Arnaldo da Brescia e il Sannio, attraverso le figure di Abelardo e Bernardo di Chiaravalle, e di capire quali furono le loro idee, le loro azioni e i loro destini. Per farlo, ci baseremo su alcune delle fonti principali che ci sono pervenute, come le lettere di Arnaldo ed Eloisa, la Storia delle mie disgrazie di Abelardo, le lettere di Bernardo e le cronache di Ottone di Frisinga e Giovanni di Salisbury. Queste fonti ci permetteranno di entrare in contatto con le voci e i pensieri di questi personaggi, e di cogliere le sfumature e le contraddizioni della loro epoca.

Arnaldo da Brescia nacque intorno al 1090 a Brescia, una città del nord Italia che faceva parte del Sacro Romano Impero. Fin da giovane, mostrò una grande passione per lo studio e per la religione, e si avvicinò alla corrente riformatrice dei canonici regolari, che seguivano la regola di sant’Agostino. Arnaldo si recò a Parigi, dove frequentò le lezioni di Abelardo, uno dei più famosi filosofi e teologi del tempo, che lo introdusse al metodo dialettico e al pensiero critico. Arnaldo divenne uno dei discepoli più fedeli e ammirati di Abelardo, e lo seguì nelle sue vicende personali e accademiche, tra cui la sua disputa con Bernardo di Chiaravalle, che lo accusò di eresia e lo fece condannare al Concilio di Sens del 1140. Arnaldo condivise con Abelardo la visione di una Chiesa povera e spirituale, libera dal potere temporale e dalla corruzione, e di una società basata sulla ragione e sulla libertà.

Arnaldo tornò in Italia, dove si dedicò alla predicazione e all’azione politica, in difesa dei comuni, che erano le città-stato che si erano emancipate dal dominio imperiale e feudale, e che aspiravano a una maggiore autonomia e democrazia. Arnaldo si recò a Roma, dove si schierò con il movimento comunale romano, che voleva restaurare la forma repubblicana di governo, basata sul Senato e sul popolo, e che si opponeva al papa, che rivendicava il potere temporale sulla città e sui territori circostanti. Arnaldo criticò aspramente la ricchezza e il lusso della Chiesa, e propose una riforma religiosa basata sulla povertà evangelica e sulla “sacerdotalità” di tutti i cristiani. Arnaldo sostenne che il papa dovesse rinunciare al potere temporale e limitarsi al potere spirituale, e che i beni della Chiesa dovessero essere restituiti al popolo. Arnaldo si guadagnò il sostegno e la simpatia di molti romani, che lo consideravano un profeta e un liberatore, ma si attirò anche l’ostilità e la condanna del papa e dei suoi alleati.

Il papa Eugenio III, che era stato un discepolo di Bernardo di Chiaravalle, scomunicò Arnaldo e lo dichiarò eretico, e chiese l’aiuto dell’imperatore Federico Barbarossa, che era in lotta con i comuni italiani per il controllo del nord Italia. Federico Barbarossa, che vedeva in Arnaldo un nemico e un ribelle, lo fece catturare nel 1155, e lo consegnò al papa, che lo fece processare e condannare a morte. Arnaldo fu impiccato, il suo cadavere fu arso e le sue ceneri furono gettate nel Tevere, per impedire che diventassero una reliquia o un simbolo per i suoi seguaci. Tuttavia, la memoria e il messaggio di Arnaldo non furono cancellati dalla storia, ma continuarono a vivere e a ispirare altri movimenti riformatori e rivoluzionari, che si richiamarono alla sua figura e alle sue idee.

Abelardo nacque intorno al 1079 a Le Pallet, un villaggio vicino a Nantes, in Francia. Fin da bambino, mostrò una grande intelligenza e una spiccata curiosità per lo studio e per la filosofia. Abbandonò la carriera militare che il padre gli aveva destinato, e si dedicò alla vita scolastica, viaggiando per le principali città dell’Europa, come Parigi, Laon, Chartres e Bologna, dove frequentò le scuole dei più famosi maestri del tempo, come Guglielmo di Champeaux, Anselmo di Laon e Roscellino. Abelardo si distinse per il suo metodo dialettico e il suo spirito critico, che lo portarono a mettere in discussione le autorità e le tradizioni, e a cercare la verità attraverso la ragione e il confronto. Abelardo divenne a sua volta un maestro di grande fama e prestigio, che attirò numerosi studenti e seguaci, tra cui Arnaldo da Brescia, che lo considerava il suo maestro e il suo amico.

Abelardo fu anche il protagonista di una delle più famose storie d’amore della letteratura, quella con Eloisa, una giovane e colta monaca, nipote di Fulberto, un canonico della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Abelardo si innamorò di Eloisa, e la sedusse, suscitando lo scandalo e l’ira di Fulberto, che lo fece castrare. Abelardo ed Eloisa si ritirarono in due monasteri diversi, ma continuarono a scriversi delle lettere, in cui esprimevano i loro sentimenti, le loro riflessioni e i loro rimpianti. Queste lettere sono di grande valore letterario e filosofico, in quanto testimoniano la profondità e la complessità del loro amore, e il loro tentativo di conciliare la passione e la ragione, la fede e la filosofia, il mondo e la clausura.

Abelardo fu anche uno dei più grandi filosofi e teologi del Medioevo, che con il suo contributo aprì nuove vie alla filosofia e alla teologia scolastiche, che si proponevano di armonizzare la fede e la ragione, e di dimostrare razionalmente le verità rivelate. Abelardo scrisse opere di logica, di etica, di metafisica, di teologia e di esegesi, in cui affrontò questioni come il problema degli universali, la natura del bene e del male, la libertà e la responsabilità umana, la Trinità e l’Incarnazione, il rapporto tra la legge e il Vangelo, la funzione della ragione e dell’autorità. La sua opera più famosa fu il Sic et Non, una raccolta di citazioni dei Padri della Chiesa su questioni teologiche e filosofiche, che presentavano spesso delle contraddizioni e delle difficoltà. Abelardo non risolveva queste contraddizioni, ma invitava i lettori a esercitare la loro ragione e il loro giudizio, e a cercare la soluzione attraverso la dialettica e la fede.

Abelardo scrisse il Sic et Non nel 1137, quando si recò nel monastero di Montecassino, dove si rifugiò per sfuggire alle persecuzioni dei suoi nemici, tra cui Bernardo di Chiaravalle, che lo accusava di eresia e di orgoglio intellettuale. Abelardo fu ospitato dal monastero, dove poté accedere alla ricca biblioteca, e dove ebbe modo di conoscere la cultura e la storia del Sannio, una regione che aveva avuto un ruolo importante nella storia dell’Italia meridionale, e che aveva conservato le sue tradizioni e la sua identità. Abelardo fu colpito dalla bellezza e dalla spiritualità del luogo, e dalla cordialità e dall’ospitalità dei monaci, che lo trattarono con rispetto e ammirazione. Abelardo dedicò il Sic et Non al monastero di Montecassino, e lo inviò al suo amico Pietro il Venerabile, abate di Cluny, che lo apprezzò e lo difese dalle accuse di eresia.

Il Sic et Non ebbe una grande influenza sul pensiero di Arnaldo da Brescia, che lo lesse e lo studiò con attenzione, e che ne trasse ispirazione per le sue idee e le sue azioni. Arnaldo condivise con Abelardo la visione di una Chiesa povera e spirituale, libera dal potere temporale e dalla corruzione, e di una società basata sulla ragione e sulla libertà. Arnaldo seguì anche il metodo dialettico e critico di Abelardo, che lo portò a mettere in discussione le autorità e le tradizioni, e a cercare la verità attraverso la ragione e il confronto. Arnaldo si riconobbe anche nel destino di Abelardo, che fu perseguitato e condannato per le sue idee, e che dovette affrontare le sofferenze e le umiliazioni. Arnaldo considerò Abelardo come il suo maestro e il suo amico, e lo difese dalle accuse di eresia e di orgoglio intellettuale.

Bernardo di Chiaravalle nacque intorno al 1090 a Fontaine-lès-Dijon, in Borgogna, da una famiglia nobile e pia. Fin da giovane, mostrò una grande devozione e una spiccata vocazione religiosa, e si fece monaco cistercense nell’abbazia di Cîteaux, dove portò con sé anche i suoi fratelli e i suoi amici. Nel 1115, fondò l’abbazia di Clairvaux (Chiaravalle), di cui fu abate, e da cui dipendevano altre sessantotto abbazie. Bernardo fu uno dei più influenti religiosi e riformatori del Medioevo, che con la sua predicazione e la sua spiritualità esercitò un grande potere sulla Chiesa e sulla società. Fu consigliere di papi e di re, intervenne nelle questioni politiche e religiose del suo tempo, promosse la seconda crociata, che aveva lo scopo di liberare la Terra Santa dall’occupazione musulmana, e combatté le eresie e le novità dottrinali che minacciavano l’ortodossia della fede. Tra i suoi principali avversari ci furono Abelardo e Arnaldo da Brescia, che accusò di eresia e di orgoglio intellettuale, e che contribuì a condannare al Concilio di Sens del 1140. Bernardo morì il 20 agosto 1153 a Clairvaux, dopo una vita di intensa attività e di profonda contemplazione.

Bernardo fu anche uno dei più grandi mistici e teologi del Medioevo, che con il suo contributo arricchì la teologia e la spiritualità cistercensi, basate sulla preghiera, sull’amore e sull’imitazione di Cristo. Bernardo scrisse opere di ascesi, di morale, di liturgia, di esegesi e di teologia, in cui affrontò questioni come il senso della vita monastica, la natura e i gradi dell’amore, il rapporto tra l’uomo e Dio, il mistero della Trinità e dell’Incarnazione, il ruolo di Maria nella storia della salvezza, il significato della crociata e della guerra santa. La sua opera più famosa fu il Commento al Cantico dei Cantici, una serie di ottantasei sermoni in cui interpretò allegoricamente il libro biblico come una rappresentazione dell’amore tra Cristo e la Chiesa, tra Cristo e l’anima, tra Cristo e il singolo credente. Il Commento al Cantico dei Cantici è considerato un capolavoro della letteratura mistica, in cui Bernardo esprime con linguaggio poetico e appassionato la sua esperienza di unione con Dio.

Bernardo ebbe anche l’occasione di visitare il Sannio, durante il suo viaggio in Italia nel 1140-1141, quando fu inviato dal papa Innocenzo II in missione diplomatica presso il re Ruggero II di Sicilia, per convincerlo a riconoscere l’autorità papale. Durante il suo viaggio, Bernardo si fermò nel Sannio, dove predicò e operò dei miracoli, come la guarigione di un lebbroso e la resurrezione di un morto. Qui Bernardo ebbe anche un incontro con il vescovo di Benevento, Landolfo, che era stato scomunicato per aver appoggiato l’antipapa Anacleto II. Bernardo riuscì a riconciliare il vescovo con il papa, e a ottenere la sua collaborazione nella lotta contro l’eresia. Bernardo fu accolto con onore e venerazione dai sanniti, che lo consideravano un santo e un profeta, e che lo ricordarono con affetto e gratitudine.

In conclusione, abbiamo cercato di ricostruire il rapporto tra Arnaldo da Brescia e il Sannio, attraverso le figure di Abelardo e Bernardo di Chiaravalle, che furono il suo maestro e il suo avversario, e che ebbero dei contatti diretti o indiretti con la regione storica dell’Italia meridionale. Abbiamo visto come questi tre personaggi fossero tra i più originali e controversi del Medioevo, che con le loro idee e le loro azioni influenzarono la storia e il pensiero del loro tempo e delle generazioni successive. Abbiamo visto anche come il Sannio fosse una regione che aveva avuto un ruolo importante nella storia dell’Italia meridionale, e che aveva conservato le sue tradizioni e la sua identità.

Il rapporto tra Arnaldo da Brescia e il Sannio ha un significato storico e culturale, in quanto mostra come il Sannio fosse una regione che ebbe dei contatti e delle relazioni con alcuni dei più importanti personaggi del Medioevo, e che partecipò alle vicende politiche e religiose del suo tempo. Il Sannio fu anche una regione che conservò la sua identità e la sua cultura, e che offrì ospitalità e rifugio a chi ne aveva bisogno, come Abelardo, che scrisse il Sic et Non nel monastero di Montecassino. Il Sannio fu anche una regione che si aprì al dialogo e alla riconciliazione, come Landolfo, che si riconciliò con il papa grazie alla mediazione di Bernardo.

Autore

Rinaldo Pilla è un traduttore e libero professionista nato a Torino, ma originario del Sannio e attualmente risiede a Fermo, nelle Marche. Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli per poi conseguire una laurea presso la Nottingham Trent University e successivamente un master in sviluppo e apprendimento umano dopo il suo rimpatrio dagli Stati Uniti. È un autore molto prolifico, che vanta una vasta e approfondita produzione letteraria sul tema dell’antichità, con particolare attenzione al periodo del I secolo d.C. e alla storia e alla cultura dei Sanniti, un popolo italico che si oppose e si alleò con Roma. Tra le sue opere, si possono citare romanzi storici, saggi, racconti e poesie, che mostrano una grande passione e una grande competenza per il mondo antico, e che offrono al lettore una visione originale e coinvolgente di quei tempi e di quei personaggi. Questo autore è considerato uno dei maggiori esperti e divulgatori dell’antichità, e in particolare del Sannio, una regione storica che ha conservato molte testimonianze e tradizioni della sua antica civiltà.