
<<Al mattino-così, nelle sue memorie, scriveva il soldato valtellinese Margolfo-del giorno 14 riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi ed incendiarlo.(…) Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava.(…) Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate (…)>>.
Quest’ ultima è la testimonianza di un evento storico molto importante, il cosiddetto “brigantaggio” post-unitario che si sviluppo’, nella fattispecie, a Pontelandolfo e Casalduni, nel Beneventano.
Casalduni , dunque, è un luogo in cui storia e natura costituiscono un connubio perfetto, che permette al visitatore di conoscere il passato storico, di trascorrere una giornata in famiglia o con gli amici, tra le bellezze naturali.
Sul pendio del monte Cicco sorge Casalduni , un piccolo paese costituito da ventitré contrade di origine rurale. Si tratta di un affascinante borgo medievale della provincia di Benevento, molto caratteristico per la sua ricca vegetazione, costellata da zone boschive e ruscelli d’acqua limpida. In contrada Terravecchia, inoltre, si possono osservare i resti di antichi mulini e pastifici, situati vicino ad una cascata, l’Alenta, un corso d’acqua cristallina e fresca che, dalla sorgente alla foce, attraversa la meravigliosa vegetazione.
L’Alenta si snoda di cascate che rappresentano un’ attrattiva suggestiva per molti visitatori: un luogo turistico ricco di storia e tradizioni antiche.
Casalduni subì una drastica distruzione a causa dal terremoto del 1688; ma, a questa altezza cronologica, solo il castello feudale e le chiese di San Rocco e di Santa Maria della Consolazione riuscirono a reggere alla catastrofe.
Secondo alcune testimonianze antiche è stato abitato a partire dall’ età romana, ma la sua origine è molto dubbia. Alcuni documenti ci suggerisco che, al tempo dei Normanni, era suffeudo di Tommaso di Fenuccio, il quale dipendeva, a sua volta, da Guglielmo di Rampano, già possidente del vicino comune, nonché Ponte.
A colpire è l’etimologia del nome “Casalduni”, in quanto attraverso essa si nota il riferimento ad un Casale, nonché una terra non autonoma, perché appartenente a chiese e monasteri; è probabile che solo intorno al XV e XVI secolo si sia formato un centro abitato, insomma , un piccolo agglomerato urbano.
Nel 1538, inoltre, il castello di Casalduni è citato in un documento di vendita sottoscritto da Diomede Carafa e da Pietro Sarriano.
Casalduni nacque, precisamente, da due casali altomedievali- di forma circolare -situati nei pressi della zona Ariella; in epoca normanna l’agglomerato urbano si spostò nel luogo dove era situato l’originario castello- ad oggi ci sono i resti. Nel XVI secolo questo centro abitato fu abbandonato- il motivo preciso non si sa- sviluppandosi nei pressi di uno dei due casali e si verificò un’imponente crescita della popolazione.
Da alcune testimonianze perveniamo a conoscenza del fatto che furono gli Angioini, dopo aver conquistato il Sud Italia ,a dargli il nome di Casalduni, cioè Casale-di-uno. Nella fattispecie, gli Angioini lo concessero alla Casa di Sus, in quanto prima del 1415, esso era dei Sabrano, conti seguaci di Carlo d’Angiò. I Sabrano spinsero la regina di Napoli Giovanni II a stare dalla parte di Luigi d’Angiò e a mettersi contro il Re Alfonso d’Aragona; così, tutto ciò che possedevano, tra cui molti feudi, passarono a Francesco Attendolo Sforza.
Il papa Clemente V in una bolla papale riferendosi ai confini di Benevento, fa menzione di “Castrum Casaldonis”: si tratta della prima volta che in un documento ufficiale è citato Casalduni.
Tra il 1850 e il 1930 è stato un importante centro attivo nel commercio; nel 1861, entrò a far parte della provincia di Benevento.
Citato nei manuali di storia, Casalduni è protagonista, insieme a Pontelandolfo, del fenomeno del brigantaggio post-unitario.
In modo particolare, nel 1861 il piccolo borgo fu attraversato da saccheggi ed eventi sanguinosi.
Costituito il neo Regno unitario nel 1861, inizio’ un’azione repressiva nei confronti del fenomeno del brigantaggio. Furono uccisi molti soldati e, di seguito, furono coinvolte le popolazioni dei due borghi poc’anzi citati.
Alcuni soldati piemontesi trovarono rifugio nel castello e appena usciti da esso furono massacrati nei pressi di Casalduni.
A questo punto, per iniziativa del Generale Cialdini, Pontelandolfo e Casalduni furono distrutti , depredati e incendiati.
Nel dettaglio, un gruppo di “briganti” comandati dal borbonico Cosimo Giordano riuscirono a impadronirsi di Casalduni e Pontelandolfo. In seguito, l’11 Agosto, accadde che alcuni bersaglieri vennero condotti da Pontelandolfo a Casalduni e qui uccisi. Riguardo questo evento sono aperte ampie discussioni, probabilmente si tratto’ di notizie diffuse da proprietari terrieri per amplificare la portata del conflitto e approfittare della repressione.
Il 14 Agosto sei bersaglieri comandati da Negri e per ordine del generale Cialdini, entrarono a Casalduni: qui, molte persone erano fuggite perché avvisate in tempo. Cialdini a Negri aveva così scritto: “non deve rimanere pietra su pietra”. Tante sono le testimonianze scritte riguardo la giornata del 14 Agosto, tra cui quelle di un soldato Margolfo:”(…) Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegri(…)”.
Una storia da brividi che tange i contemporanei i quali, talora, devono tramandare ai posteri tali eventi, affinché il filo della memoria non si spezzi mai.
Riguardo al castello di Casalduni, non abbiamo documenti che ci attestano con precisione il periodo di costruzione, ma forse fu edificato in concomitanza con la fondazione di un piccolo agglomerato di abitazioni situato vicino al Regio Tratturo e della Via Francigena.
Ad oggi, il visitatore che sceglie Casalduni come meta del suo percorso turistico, può osservare la bellissima struttura del castello; inoltre, è possibile percorrere un sentiero che conduce al castello, per ammirare una vista dall’alto suggestiva e affascinante, tra antichità e misticismo. Una torre di avvistamento si trova nei pressi del castello, l’altra in contrada Ferrarisi: esse furono utilizzate dai soldati normanni , ma anche da quelli angioini e aragonesi. Rappresentarono, inoltre, un luogo di ristoro soprattutto per i briganti e partigiani nel 1861.
Da visitare è, inoltre, il Museo contadino “La vita d’na vota” che racconta la vita di questo piccolo borgo rurale, caratterizzata dalla genuinità, semplicità e serenità della popolazione contadina. Un excursus storico-naturale tra le bellezze e la tranquillità di Casalduni e Pontelandolfo, sicuramente, permette ai visitatori di ampliare le loro conoscenze e , in particolare , di non dimenticare il passato, fonte di riflessione e informazione importanti.