
La geopolitica è una disciplina complessa che richiede, per essere adeguatamente compresa, uno studio attento ed approfondito. Se ne occupa da tempo il giornalista, scrittore e docente universitario Salvatore Santangelo, che ha tra l’altro espresso in diverse interessanti pubblicazioni i risultati delle sue riflessioni. L’ultimo suo lavoro in ordine di tempo si intitola Fronte dell’est. Passato e presente di un destino geografico (Castelvecchi, 2022).
Il saggio è dedicato in particolare al conflitto tra Russia ed Ucraina e alle sue radici. Come spiega la quarta di copertina, un periodico statunitense alla fine degli anni Trenta sorprendentemente anticipava, a commento di un’immagine riportante una cartina geografica, la domanda: “In Ucraina la prossima guerra in Europa?”.
L’autore, che alla crisi della geopolitica del Vecchio Continente aveva già dedicato un precedente volume (Gerussia, Castelvecchi 2029), fa in proposito notare che lo stesso interrogativo torna a sfidarci quasi un secolo dopo, quando, nel 2022, il conflitto attualmente in corso “sta ridefinendo la cornice strategica dell’Europa centro-orientale, evocando una dinamica che fatalmente avevamo già conosciuto nel XX secolo e che porta in prima linea non solo Kiev e Mosca, ma anche gli Stati Uniti e i Paesi del Vecchio Continente”.
E se è drammaticamente vero, nell’ambito in esame e non solo, quanto Santangelo dice in un’intervista a proposito dell’Europa (“Non esiste se non come sommatoria di interessi”), lo è altrettanto il fatto che la crisi derivata dal conflitto impatta in modo determinante sulla geopolitica europea, ed in particolare sui Paesi che dovranno farsi carico dei costi della pace futura. Tra essi, sottolinea l’autore, la Germania, che risulta essere uno degli Stati con i quali Mosca ha intrattenuto, almeno in passato, rapporti particolarmente intensi.
Quanto alla cornice generale, tenuto conto di diverse variabli, Santangelo nel suo libro delinea con chiarezza e precisione sia gli inevitabili cambiamenti di media e lunga durata che la guerra può generare in ambito sociale, mediatico, operativo, economico e politico, sia vari eventuali scenari, compresi quelli che vedono il fallimento delle trattative, lo stallo delle operazioni sul campo, il tracollo dell’economia russa da un lato e la tenuta del potere di Putin e del sistema economico di Mosca dall’altro, con possibile successiva incorporazione dell’area orientale russofona nella sfera di influenza del Cremlino.Risulta dunque che, dice infine l’autore, sul Fronte dell’est “si sta combattendo una battaglia esistenziale e per certi versi definitiva: per la soggettività storica e identitaria sia di Mosca che di Kiev, per il futuro di quel fenomeno multilivello che in modo semplificato chiamiamo globalizzazione, per la Nato che cerca una sua ragion d’essere dopo il fallimento afghano”.