• 3 Aprile 2025
Cultura

Da tempo ci occupiamo di giardini. In particolare di filosofia del giardino. Per questo abbiamo avvertito la necessità, dopo averlo letto, di parlare di un recente libro in tema. Ci riferiamo al volume di Lorenzo Sartorio, studioso milanese e viaggiatore appassionato, Giardini fantastici ed esoterici dItalia, nelle librerie per Edizioni Polistampa (per ordini: info@leonardolibri.com,055/73787, pp. 208, euro 30,00). Si tratta di un saggio aperto dalla contestualizzante prefazione di Paola Maresca, corredato da un ricco e prezioso apparto iconografico (foto scattate nei luoghi descritti, da Sartorio stesso). La prosa affabulatoria dell’autore rende gradevole la lettura e mira a far compiere al lettore accorto un viaggio nei giardini fantastici ed esoterici italiani: viaggio nel tempo e nello spazio ma, soprattutto, iter da compiersi in interiore homine. Qualsivoglia “passeggiatore solitario” (la definizione è di Rousseau) abbia la ventura di accedere in uno di questi luoghi pregni di meraviglia, percepisce un “atmosfera”(fuzei, in lingua giapponese), sottraendosi, in tal modo, ai processi di “fattorizzazione”  propri della conoscenza concettuale e logocentrica.

Il giardino è, lo sostenne, il filosofo Merleau-Ponty, “un campo d’esperienza” nel quale si acquisisce contezza della coincidenza oppositorun, dell’essere gli opposti in un rapporto direlazione non-escludente. In tal senso, si vada alle pagine che, nello Zibaldone, Leopardi dedicò al giardino. In esse il poeta-filosofo sostiene che nel momento del fulgore primaverile-estivo della vegetazione, nell’erompere dei profumi e dei colori dei fiori, è possibile presagire inscritta in essi, la loro fine, l’inverno della vita. L’esegesi di Sartorio muove dai giardini italiani del Rinascimento, spingendosi fino ai Parchi realizzati nel tardo Ottocento: in essi, gli architetti-giardinieridell’Umanesimo, a seguito del recupero neoplatonico del sapere ermetico, trascrissero le tappe di veri e propri percorsi iniziatici. Durante la Rinascenza «Un ruolo fondamentale per questa rinnovata concezione del giardino la ebbe la pubblicazione, nel 1499, del libro Hypenerotomachia Poliphili» di Francesco Colonna (p. 16).

Sartorio accompagna il lettore, con persuasività di accenti e fondato sapere ermeneutico-simbolico, in diciotto giardini e parchi di grande rilevanza. Non si limita a descrivere e interpretare senso e significato riposto di questi luoghi, ma si sofferma sulle originali personalità dei loro ideatori. Entriamo, con la dovuta cautela, in alcuni di essi. Muoviamo dal Parco mediceo di Pratolino, voluto da Francesco I (1541-1587). Il progetto ebbe inizio nel 1568. Allo scopo, furono deviate le acque del Monte Senario che andarono ad animare le spettacolari fontane e gli automi del giardino, dando vita a un gioco d’acque assai suggestivo. L’ingresso, in origine collocato a Nord, conduceva alla fontana di Giove: «da cui si sviluppava un complesso percorso alchemico-filosofico» (p. 23). L’iterdel “risveglio” era ben simbolizzato dal labirinto, metafora: «del cammino tortuoso da dover effettuare per raggiungere il Centro» (p. 24). Il genius loci a Pratolino è incarnato dalla statua dell’Appennino del Giambologna. In sintesi, il giardino mette in scena, in una serie di grotte, i tre momenti della trasformazione alchemica, nigredo, albedo e rubedo, al culmine della quale l’adepto consegue uno stato di sublimazione permeato da Eros, idendificandosi con l’Uno-Tutto. Non dissimile è il Sacro Bosco di Bomarzo, posto in essere da Vicino Orsini quale tempio, fantasticamente adorno di statue e figure mostruose, per la cui decodificazione rinviamo all’esemplare esegesi di Elémire Zolla. Quando il neo-paganesimo umanistico fu sopraffatto dalla montante marea controriformista, divenne, una sorta di “reclusorio” per quegli spiriti che avevano serbato una sensibilità iniziatico-pagana.

Altrettanto rilevante è il Parco Durazzo Pallavicini di Peglie, nel quale il percorso esoterico si snoda: «in una vera e propria recita teatrale suddivisa in atti, nelle quali il visitatore diventa […] ilprotagonista principale» (p. 96) di una metamorfosi realizzata all’interno di un paesaggio panico, mediterraneo-solare. Il merito di questa costruzione va attribuito ad Alessandro Pallavicini e allo scenografo Michele Canzio, entrambi prossimi alla visione del mondo massonica. Nell’esodo finale del tragitto teatrale, si realizza la trasformazione della “pietra grezza” della personalità in “pietra levigata”. I giochi d’acqua, con la loro trasparente sonorità, esercitano un ruolo di primo piano. Medesima considerazione può valere per lo storico giardino Garzoni di Collodi, sorto nei pressi del “Parco di Pinocchio”(personaggio la cui vicenda esoterica incuriosì lo psicanalista Emilio Servadio, sodale di Evola). In esso, l’originario percorso mistico-allegorico conducente al Romitorio, divenne effettivo iter realizzativo. Il “Bosco Isabella”, ubicato nel territorio di Radicofani e voluto daOdoardo Luchini, massone ed influente uomo politico, fu da questi dedicato a sua moglie Isabella.È esempio di sincretismo culturale, sintesi di suggestioni romantiche e di simbologia massonica. Attualmente versa in stato di degrado a causa di prolungata incuria. Bisogna entrare in questo spazio: «tenendo conto che la Massoneria si è spesso ispirata, per le sue costruzioni, al Tempio di Salomone di Gerusalemme […] e ad Harim, il suo architetto ideatore» (p. 131).

Non si può tacere, in questo contesto, il lascito dell’architetto Tomaso Buzzi, noto con il nome di“Scorzuola”, nel cuore dell’Umbria. È una città-giardino fantastica, eretta nel luogo in cui S. Francesco costruì una capanna di “scurza”, pianta locale che dà il nome alla creazione di Buzzi. La “Scorzuola” può essere interpretata: «come vero e proprio viaggio di iniziazione […] in cui il visitatore-novizio si trova per prima cosa a lasciare la Città sacra per poi intraprendere la strada dellAmore» (p. 142) e farvi ritorno da “risvegliato”. Significativa risulta essere, per la simbologia in essa presente, anche Villa Giulia di Palermo. Fu voluta dai Borbone, Goethe la definì: «il più bellangolo della terra» (p. 146). Concludiamo le nostre riflessioni, soffermandoci sul labirinto della Fondazione Cini all’isola S. Giorgio di Venezia, intitolato allo scrittore Borges. Si tratta di un labirinto “letterario”, di recente tracciato. Il suo rigore geometrico: «nasconde sempre qualcosa di enigmatico che non permette mai di classificarlo in toto» (p. 171). Si sottrae alle definizioni, rendendo edotto il visitatore che nei giardini, l’io si smarrisce e dalle sue ceneri sorge il Sé. In questi luoghi Prometeo e Orfeo sono conciliati, gli opposti si danno in uno. Mirabile e tragica coincidentia oppositorum, sulla quale alita dynamis, libertà-potenza sempre allopera nella physis. Chi sappia attraversare consapevolmente i giardini di Sartorio, incontrerà, per dirla con Zolla, «verità segrete esposte in evidenza».

Autore

Giovanni Sessa (Milano, 1957) vive a Frascati (RM). Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani, in volumi collettanei e Atti di Convegni di studio. Ha curato e prefato decine di volumi. Tra le ultime pubblicazioni, La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Milano 2014; Julius Evola e l’utopia della Tradizione, Sesto S. Giovanni (Mi) 2019; L’eco della Germania segreta. “Si fa di nuovo primavera”, Sesto S. Giovanni (Mi) 2021; Azzurre lontananze. Tradizione on the road, Sesto S. Giovanni (Mi) 2022; Icone del possibile. Giardino, bosco, montagna (Mi) 2023. E’ Segretario della Fondazione Evola.