
Quando il mondo aveva valori eticamente forti e dei leaderscredibili non si perveniva mai a pensare ad una rivendicazione dei sostegni dati agli alleati, Eisenhower non avrebbe mai richiesto una restituzione degli aiuti relativi al Piano Marshall, oggi siamo difronte ad una politica retaggio di un puro piano economico, che funge verso una dimensione esterna non più credibile e affidabile, infatti, il rimborso richiesto da Trump a Zelensky non è diverso dalla posizione aggressiva russa,anche se formulata nel Dombas per motivi di difesa della popolazione autoctona verso il governo centrale, tuttavia,questa crisi persiste per arginare le pretese russe e mondiali sullo sfruttamento delle terre rare.
Impadronirsi del sottosuolo ucraino è forse la motivazione, più veritiera che attualmente si sta perseguendo, l’Ucraina è infatti ricca di giacimenti minerari di materie prime che sono indispensabili per le tecnologie avanzate, per le industrie e per un indotto componentistico.
Ecco perché lo scudo ucraino non prescinde da una difesa europea, consapevole di una potenziale ricostruzione post-bellica, ma altrettanto conscia di voler uscire dall’import dei minerali preziosi, e dunque, vola alto in parte dell’Europa l’interesse a sostenere l’Ucraina, terra di confine, ma al contempo zona orientale, che viaggia dal Dombas al mare d’Avos dove le risorse minerarie sono immense e alcune ancora non realmente stimate.
Parliamo prioritariamente di titanio e litio, elementi preziosi,anzi essenziali per la produzione delle tecnologie digitaliavanzate, infatti, la Cina con l’acquisizione di milioni di ettari di terreno in Ucraina, in Africa e in sud America, ha anticipato un mercato, dove oggi, domina la scena indiscutibilmente.
Ovviamente l’Europa cerca di risalire la china, affrontando una difesa ucraina, che la vede esposta militarmente, e costretta ad operare per il bene e la difesa dei suoi confini che non rendono credibile la motivazione, ancora sostenuta a suon di miliardi.
Le trattative attuali, per lo sfruttamento del suolo ucraino, non sono diverse strategicamente da quelle operate molto prima dalla Commissione europea, in tempi non sospetti, quando la crisi ucraina non era ancora in essere. Le aziende europee emulavano già allora un interesse competitivo e strategico per le materie prime ucraine in particolare per il litio, ma il protocollo di intesa non andò a buon fine nel 2021, forse solo per l’insorgere inaspettato della crisi.
Attualmente il nuovo potenziale accordo di pace prevede un quasi totale accaparramento russo delle terre rare e dei numerosi giacimenti di litio, che persistono, proprio a ridosso delle aree di posizionamento bellico.
Inoltre, l’interesse americano, russo, ed europeo, sembra sottovalutare quello cinese, mai divincolatosi, da sostenere la Russia in termini commerciali, con la quale ha assunto una forte alleanza attraverso i Brics, dove le economie emergenti, le più forti, stanno convertendo il modello unipolare mondiale e ristabilendo l’agenda globale, al fine di creare un nuovo asset strategico e un nuovo ordine mondiale.
Siamo, dunque, di fronte ad una vera spartizione dell’Ucraina, dove però dominano le super potenze, lasciando fuori dai giochi l’Europa, e la gran Bretagna che ritorna in campo, dopo la Brexit, come paladina degli ultimi, per un controllo esclusivo delle operazioni tattiche di difesa. Ergo la guerra sul suolo ucraino, ogni giorno assume i tratti di una guerra globale, dove la commistione tra perdite umane e dispendio di risorse e fuga dei mercati per mancanza di energia a basso costo, stanno rallentando lo sviluppo in primis europeo con un alto rischio di crisi globale totalizzante.
Ma la vera signora del dominio sulle terre rare resta indiscussa la Cina che non solo non partecipa al conflitto, se non come sostegno commerciale russo, ma proprio commercialmente mette in crisi nuovamente il sistema produttivo americano, infatti i dazi esposti come avanguardia di trattativa da Trump restano e sono un boomerang per l’inflazione interna del sistema stesso americano, la Cina, per contro, crea una nuova guerra commerciale, alzando la posta nelle tecnologie subordinate al litio, e in maniera del tutto informale sta sabotando la catena di approvvigionamento e di produzione del litio negli Usa, riducendo e bloccando alcune esportazione di materiali necessari all’estrazione.
Ovviamente la tensione tra le due potenze si intensificaaprendo un nuovo scenario, nelle tecnologie digitali avanzate.
Pechino diplomaticamente ha una forte propensione ad arguire e strumentalizzare le questioni economiche mondiali, in tal caso sottraendo energie vitali ad un settore che sopravvive grazie agli export cinesi, dove la Cina è leader indiscusso a livello commerciale mondiale.
Infatti, sottraendo alle catene estrattive e di trasformazione materie strategiche e insostituibili, come sorbenti e soluzioni saline, che lavora ed esporta in esclusiva e con una drastica interruzione dell’export verso gli Stati Uniti crea in via preventiva una crisi del settore, che certamente fa paura a tutti, non solo al presidente Trump e a Musk.
La Cina dal 2025 sostiene queste minacciose intenzioni, bloccare l’export, ovvero porre in campo una guerra sottile ma che paralizza il sistema delle tecnologie globali, inasprendo l’occidente e ponendolo in ginocchio, con restrizioni evidenti, in una morsa forse temporanea ma di forte impatto economico e commerciale.
Il commercio mondiale e le crisi belliche ad esso connesse, soffrono di queste paralisi o en pace temporanee, di simmetrie di blocchi di esportazioni e di dazi, sono solo esempi di come la politica mondiale sta subendo una trasformazione economica impareggiabile che via via si sostituisce alle minacce di un sistema bellico di riarmo, strategicamenteobsoleto, o di minacce catastrofiche atomiche, non più credibili e sostenibili, in confronto a distopiche paralisi commerciali di settore che dal punto di vista economico creano nel circuito diseconomie talvolta irreversibili.
Gli Usa sono infatti in una guerra commerciale infinita, con la Cina, e la crisi Ucraina sembra esserne lo scudo primario, le restrizioni con cui risponde Pechino relative al litio, al germanio e al gallio, metalli usati nei semiconduttori, e la grafite, componente essenziale per i veicoli elettrici, denota presagire una escalation che si protrarrà nel lungo periodo se non si formalizza un accordo in Ucraina di pari rilevanza.
La crisi delle terre rare è dunque la vera crisi mondiale, escludendo la stessa Cina che temporaneamente scopre una fonte di energia che sembra rivoluzionare il settore, ovvero i ritrovamenti messi in luce nel complesso minerario di BayanObo, nella Mongolia interna, di torio, sono enormi e rivelano la possibilità di soddisfare il fabbisogno energetico della Cina per i prossimi 60.000 anni.
Il torio è un elemento radioattivo, che genera meno scorie radioattive eliminando rischi di incidenti portandoli statisticamente ad una riduzione drastica.
Ma il vero oro restano le terre rare, proprio per la loro rarità estrattiva e applicativa e geologicamente la loro rara presenza sotto la crosta terrestre e le complicazioni estrattive sta complicando la vita alle multinazionali, implicate nel loro impiego nei disparati settori, infatti l’Europa che è totalmente dipendente da Paesi stranieri e dalla Cina, in particolar modo, ancora non si capacita come mai l’Ucraina sia subordinata ad un accordo forzato per le terre rare con gli Stati Uniti, giacché tutto è situato, come mineralizzazione, sotto il controllo russo presso il mare Azov.
Ma il mercato non è sospeso solo da alcuni elementi rari, ve ne sono diversi, infatti molteplici sono i giacimenti ucraini, pertanto la geopolitica globale, riserva all’Ucraina una posizione scudo, rilevante per affrontare le sfide energetiche del futuro, su scala globale, parliamo di 2.6 miliardi di tonnellate, il 20% dei giacimenti mondiali e a causa della pressione cinese, è un mercato quello ucraino che vale 11miliardi che si stima in aumento di 21.7 miliardi di dollari entro il 2031, data fissata in agenda europea, con un ritmo di crescita del 7.4% all’anno.
Orbene la partita di 500 milioni di dollari che sembra formalizzarsi tra l’Ucraina e gli Usa ci deve indurre a semplificare le nostre riflessioni, arginare il dominio di Pechino, è vitale per l’America, per ridurre il loro import attestato intorno al 95% con la Cina.
Il valore delle terre rare Ucraine diviene un controvalore strategico, e il contratto tra Zelensky e Trump è un accordo vitalizio assistenziale, di puro interesse commerciale, spinto da un pragmatismo trumpiano e dalle mire terrestri e spaziali della Tesla e da una evidente sudditanza cinese, perché non si può rinunciare a 12.400 miliardi di dollari, di valore complessivo di giacimenti energetici, metalli, e minerali dell’Ucraina e lasciarli completamente sotto il controllo russo alleato dei Brics polverizzando così nell’ambito asiatico tutto il potere e il controllo del settore.
Una partita importante che Trump non vuole perdere, visto che ha un ammontare irrisorio di soli 3.6 milioni di tonnellate sul suolo americano inferiore anche a quello canadese che ammonta a 14 milioni di tonnellate. Una partita che se non si definisce sarà ancora sanguinosa, non solo per l’Ucraina ma anche per i paesi africani, e per gli europei, lasciati a giocare senza sostegno ma capaci di una ripartenza.
L’Europa sta programmando una nuova architettura di difesa, dove lo scudo ucraino è rilevante, abbandonando il concetto superato di vecchio ordine mondiale, assume la coscienza di una nuova formazione difensiva europea, non lasciando sola l’Ucraina, integrandola in una decisione unilaterale, infatti la leadership italiana di intermediazione e dialogo con gli Usa diviene sempre più fondamentale e di neutrale rilevanza per le sorti del conflitto e per ripristinare una pace duratura con una pacificazione omogenea dell’uso del territorio ucraino e delle sue risorse.
Inoltre, Kiev, non dimentichiamo è anche il leader mondiale di titanio, un componente fondamentale anche per la costruzione di missili, e credo che la presa in cui è stata stretta l’Ucraina non sarà di facile risoluzione, senza un’intermediazione capace.
Inoltre, i mercati finanziari totalmente allo sbando, chiusi in una bolla green a cui sono sottoposti i più grandi gruppi finanziari e alla loro discesa, denota come i grandi fondi finanziari privati, vogliano che si ristabilisca l’equilibrio nel settore tecnologico di gitale al fine di riprendere la transizione energetica a cui sono aggrappati per la sostenibilità azionaria, tra questi, i Black Rock, il più quotato gruppo americano.
La guerra in Ucraina, chiamata comunemente crisi, ha sviluppato un modello equazionale con troppe variabili, esaurendo tutti i margini di sicurezza, noti nel mondo moderno, sia economici e industriali, della maggioranza dei paesi implicati, della Russia, degli Stati Uniti e ancor più dell’Europa.
E se è vero che oggi Trump ha messo in discussione l’unità del mondo occidentale, con il rischio che la Nato potrebbe cessare di esistere, caricando la sicurezza e la difesa dell’Europa sulle spalle della stessa, demolendo il vecchio ordine mondiale, ma contemporaneamente il tutto si sta giocando troppo velocemente su un rapido sviluppo tecnologico affamato di futuro e di nuove risorse rare. Per cui escludere l’Ucraina è improbabile e infruttuoso, perché la guerra Russo-Ucraina è un vero catalizzatore delle tecnologie avanzate militari, necessarie per la sicurezza globale, e bisogna proteggere il mondo da ogni forma di sabotaggioeconomico.
L’Europa dovrà lavorare non solo per la sua difesa, ma anche per un nuovo equilibrio mondiale, con e per gli interessi di un nuovo mondo, di un nuovo ordine evitando di minare la sua sovranità, nei confronti delle potenze e per un suo protagonismo politico e finanziario e la sua integrità territoriale. Al momento la strategia del riarmo non ben definita rischia di accumulare altro ritardo competitivo in ogni ambito economico, ma non per una questione di investimenti, semplicemente perché stiamo tradendo lo spirito di benessere commerciale originatosi con la cooperazione europea, e rischiamo di rincorrere gli accordi siglati dalle nuove economie forti, rappresentate dai Brics e soprattutto dal mondo arabo, che puntano ai minerali strategici e alla loro trasformazione, a livello globale, surclassando l’Europa.