
Il giusnaturalismo è una corrente di pensiero che sostiene l’esistenza di diritti inalienabili e universali, validi in ogni tempo e luogo, indipendentemente dalle leggi umane. Questi diritti, detti “diritti naturali”, derivano dalla natura stessa dell’uomo e sono quindi antecedenti e superiori a qualsiasi norma positiva. Tra i principali sostenitori del giusnaturalismo, troviamo figure di spicco della filosofia e del diritto come Cicerone, San Tommaso, Grozio e Radbruch.
Cicerone, filosofo e oratore romano, è considerato uno dei primi sostenitori del giusnaturalismo. Nelle sue opere, Cicerone sosteneva l’esistenza di una legge universale e immutabile, valida per tutti gli uomini e tutte le nazioni, che precede e trascende le leggi umane.
San Tommaso d’Aquino, teologo e filosofo medievale, ha integrato il giusnaturalismo nella teologia cristiana. Secondo San Tommaso, i diritti naturali derivano dalla legge eterna di Dio e sono accessibili attraverso la ragione umana.
Hugo Grozio, giurista olandese del XVII secolo, è noto per aver sviluppato una teoria del giusnaturalismo indipendente da qualsiasi presupposto teologico. Secondo Grozio, i diritti naturali esistono anche se Dio non esiste o non si preoccupa degli affari umani.
Infine, Gustav Radbruch, giurista e filosofo del diritto tedesco, ha sostenuto una forma di giusnaturalismo nel XX secolo, in risposta ai crimini del nazismo. Secondo Radbruch, quando una legge è così ingiusta da diventare “intollerabilmente iniqua”, essa perde la sua qualità di legge e deve essere disconosciuta.
Questi pensatori, pur provenendo da contesti storici e culturali diversi, condividono la convinzione che esistano diritti fondamentali, inalienabili e universali, che devono essere rispettati da tutti gli individui e tutte le società. Questa convinzione è alla base del giusnaturalismo e continua a influenzare il pensiero giuridico e filosofico fino ai giorni nostri.
Thomas Hobbes invece, filosofo inglese del XVII secolo, ha dato un contributo fondamentale alla teoria del diritto naturale con la sua opera “Leviatano”. Secondo Hobbes, il diritto naturale è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita. Nel passo chiave del Leviatano, Hobbes scrive:«Jus naturale est libertas, quam habet unusquisque potentia sua ad naturae suae conservationem suo arbitrio utendi, et per consequens illa omnia, quae eo videbuntur tender, faciendi.» (Latino) «Il diritto di natura, che gli scrittori chiamano comunemente jus naturale, è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine.» (Italiano) Per Hobbes, quindi, il diritto naturale non è tanto un insieme di diritti inalienabili, quanto piuttosto la libertà di fare tutto ciò che è necessario per la propria sopravvivenza. Questa concezione del diritto naturale riflette la visione di Hobbes dell’uomo come un essere fondamentalmente egoista e competitivo, per il quale la vita in uno stato di natura sarebbe “solitaria, povera, brutta, bestiale e breve”. Tuttavia, Hobbes sostiene anche che, per evitare la guerra di tutti contro tutti che caratterizzerebbe lo stato di natura, gli uomini hanno bisogno di un potere sovrano che imponga la pace e l’ordine attraverso la légge. Questo potere sovrano, che Hobbes chiama “Leviatano”, è l’unico in grado di garantire la sicurezza e la stabilità necessarie per la vita umana. In questo senso, l’indipendenza economica può essere vista come un’estensione del diritto naturale alla sopravvivenza: così come l’uomo ha il diritto di fare tutto ciò che è necessario per conservare la sua vita, così ha anche il diritto di cercare l’indipendenza economica come mezzo per garantire la sua sopravvivenza e il suo benessere. Ciò sembrerebbe più vero che mai anche oggigiorno, laddove in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, l’indipendenza economica rappresenta un’arma fondamentale per la conservazione della natura dell’individuo se non l’unica, giacché almeno in Italia le persone non hanno il diritto di possedere armi da fuoco. L’indipendenza economica non è solo una questione di avere abbastanza risorse per soddisfare i propri bisogni materiali. È anche una questione di avere la libertà e l’autonomia di fare scelte che riflettano i propri valori, interessi e aspirazioni. In questo senso, l’indipendenza economica è strettamente legata alla dignità umana e al diritto di autodeterminazione. Questo diritto all’indipendenza economica è universale, nel senso che dovrebbe essere garantito a tutti gli individui, indipendentemente dal loro contesto etnico, religioso o sociale. Non importa da dove veniamo, quale lingua parliamo o in cosa crediamo: tutti abbiamo il diritto di cercare l’indipendenza economica e di vivere una vita dignitosa e autonoma. Tuttavia, raggiungere l’indipendenza economica può essere una sfida, soprattutto in un mondo segnato da disuguaglianze economiche e sociali. Per questo motivo, è importante che le società e i governi mettano in atto politiche e misure volte a promuovere l’indipendenza economica e a ridurre le barriere che impediscono agli individui di raggiungerla. Pertanto, l’indipendenza economica è un diritto universale che rappresenta un’arma fondamentale per la conservazione della natura dell’individuo. Come tale, dovrebbe essere al centro dei nostri sforzi per costruire società più giuste, inclusive e sostenibili. In quest’ottica, la famiglia è un’istituzione fondamentale della società, che ha le sue radici proprio nel bisogno di indipendenza economica. La famiglia, infatti, nasce come unione di individui che mettono in comune le proprie risorse e competenze per garantire la propria sopravvivenza e prosperità. Nel corso della storia, il concetto di famiglia ha assunto forme diverse a seconda delle culture e delle epoche, ma il suo nucleo fondamentale è rimasto lo stesso: un gruppo di persone legate da vincoli di parentela o affinità, che collaborano per soddisfare i propri bisogni materiali e affettivi. L’indipendenza economica è uno degli obiettivi principali della famiglia. Attraverso il lavoro congiunto dei suoi membri, la famiglia cerca di accumulare le risorse necessarie per vivere in modo autonomo e dignitoso. In questo senso, la famiglia può essere vista come un microcosmo economico, in cui si svolgono le stesse dinamiche di produzione, consumo e scambio che caratterizzano l’economia a livello macroscopico. Tuttavia, l’indipendenza economica non è l’unico obiettivo della famiglia. La famiglia è anche un luogo di crescita personale e di trasmissione dei valori, in cui si imparano le regole del vivere sociale e si costruisce la propria identità. In questo senso, la famiglia contribuisce alla formazione dell’individuo non solo come essere economico, ma anche come essere sociale e morale. Nonostante la famiglia rappresenti un fondamentale pilastro della società e un importante strumento di indipendenza economica, essa può anche diventare un ambiente morboso e dannoso per i suoi membri. Un esempio emblematico di questo aspetto negativo della famiglia è il famoso caso Murri.
Il caso Murri ha scosso l’Italia a inizio ‘900, quando un membro della famiglia Murri, nota per la sua posizione di rilievo nella società bolognese, fu accusato di un omicidio che, secondo le indagini, era stato commesso da Tullio, figlio del medico Augusto Murri, sebbene poi si scoprì che il vero colpevole fu un facchino, noto come il “biondino”. In questo caso, la famiglia, che avrebbe dovuto essere un luogo di sostegno e protezione, si è trasformata in un ambiente tossico, in cui il desiderio di proteggere la reputazione della famiglia ha portato a un grave atto di ingiustizia. Il figlio, pur di compiacere il padre e proteggere l’immagine della famiglia, si è assunto la colpa di un delitto che non aveva commesso. È quindi fondamentale che la famiglia, pur svolgendo un ruolo cruciale nell’assicurare l’indipendenza economica, sia anche un ambiente sano e rispettoso, in cui ogni membro possa esprimere liberamente la propria individualità e realizzare il proprio potenziale. In caso contrario, la famiglia può diventare un ostacolo piuttosto che un aiuto nel percorso verso l’indipendenza economica. Non a caso la famiglia svolge un ruolo centrale anche nelle cosche mafiose. In queste organizzazioni criminali, i legami di parentela sono spesso utilizzati per rafforzare la lealtà e la solidarietà tra i membri, e per mantenere il controllo delle attività criminali all’interno di un ristretto cerchio di persone di fiducia. Lha parola “mafia” stessa ha radici familiari. Deriva dalla parola araba “maha”, che significa “grotta” o “anfratto”. Questa parola evoca l’immagine di un luogo nascosto e sicuro, simile a una casa familiare, dove i membri della mafia possono nascondere i loro bottini e pianificare le loro attività criminali lontano dagli occhi indiscreti. Questa immagine della mafia come una sorta di “famiglia allargata” è stata resa famosa dalla favola di Alì Baba e i quaranta ladroni, in cui i ladroni usano una grotta per nascondere i loro tesori rubati. In un certo senso, la mafia può essere vista come una perversione del concetto di famiglia: invece di lavorare insieme per il bene comune e l’indipendenza economica, i membri della mafia collaborano per commettere crimini e arricchirsi a spese degli altri. La mafia si è diffusa in Sicilia con l’arrivo dei Saraceni e fu combattuta da Federico II. In seguito, il Risorgimento sfruttò tali concetti e inglobò la Carboneria, un’organizzazione segreta che lottava per l’indipendenza dell’Italia. Infine, Giuseppe Mazzini, uno dei padri dell’unità italiana, riformò la mafia con lo slogan “Mazzini autorizza furti incendi ed avvelenamenti”, allo scopo di sabotare lo stato sabaudo.
Il concetto di famiglia come nucleo fondamentale della società e come strumento di indipendenza economica non è limitato all’Italia o alle cosche mafiose. Lo stesso concetto si ritrova anche nei clan scozzesi e irlandesi, nonché nella guerra d’indipendenza americana. Nei clan scozzesi e irlandesi, la famiglia non è solo un’unità di parentela, ma anche un’unità sociale e politica. I membri di un clan condividono un antenato comune e sono legati da un forte senso di lealtà e solidarietà. Questi legami di parentela sono spesso rafforzati da pratiche come il matrimonio tra clan, che servono a consolidare le alleanze e a mantenere la pace. Come nelle cosche mafiose, anche nei clan scozzesi e irlandesi la famiglia svolge un ruolo fondamentale nell’economia. I membri del clan lavorano insieme per coltivare la terra, allevare il bestiame e difendere le proprie risorse da possibili aggressori. In questo modo, il clan garantisce la sopravvivenza e l’indipendenza economica dei suoi membri. Tuttavia, anche nei clan scozzesi e irlandesi, la famiglia può diventare un mezzo di controllo e di coercizione. Le dispute tra clan possono sfociare in violenti conflitti, e i membri del clan sono spesso obbligati a seguire le decisioni del capo clan, anche quando queste decisioni vanno contro i loro interessi personali. Durante la guerra d’indipendenza americana, la famiglia ha svolto un ruolo altrettanto importante. Le famiglie erano spesso al centro delle comunità coloniali, fornendo supporto materiale e morale ai combattenti e contribuendo alla resistenza contro il dominio britannico. In molti casi, intere famiglie si sono unite alla causa rivoluzionaria, dimostrando un forte senso di solidarietà e di impegno per la libertà. Tuttavia, in entrambi i contesti, la famiglia può anche diventare un mezzo di controllo e di coercizione. Nelle cosche mafiose, l’obbedienza alla famiglia può diventare un obbligo assoluto, che sovrasta qualsiasi altra considerazione morale o legale. Durante la guerra d’indipendenza, le famiglie che rimanevano leali alla corona britannica spesso subivano discriminazioni e persecuzioni. Pertanto, la famiglia può svolgere un ruolo sia positivo che negativo, a seconda del contesto e delle circostanze. È quindi fondamentale riconoscere la complessità del ruolo della famiglia nella società e cercare di promuovere quelle forme di organizzazione familiare che favoriscono la libertà, l’indipendenza e il benessere di tutti i suoi membri. Mentre la famiglia ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire l’indipendenza economica dei suoi membri, essa non è l’unica, né necessariamente la migliore, soluzione a questo bisogno fondamentale. Come illustrato da Marco Polo nel suo “Milione”, le istituzioni bancarie possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere l’indipendenza economica meglio della famiglia. Polo, nei suoi viaggi in Cina, osservò l’efficienza e la sofisticatezza del sistema bancario cinese e ne riportò le lezioni nel suo paese natale, l’Italia. Queste idee furono poi messe in pratica con la fondazione del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo ancora in attività. Quindi, mentre la famiglia può fornire un certo grado di indipendenza economica, le istituzioni bancarie possono offrire opportunità ancora maggiori per raggiungere questo obiettivo fondamentale. La Repubblica di Siena, desiderosa di sostenere l’agricoltura e il commercio locali, decise di creare un istituto di credito che potesse fornire prestiti a tassi di interesse ragionevoli. Questo istituto, chiamato “Monte”, era finanziato da un fondo comune (il “Paschi”) alimentato dalle donazioni dei cittadini.