• 3 Aprile 2025
Editoriale

La vallata telesina ai piedi del Taburno sembra srotolarsi come un tappeto che si apre al nuovo giorno, scrollandosi di dosso tutta la polvere dell’ inverno.

Una tempesta di petali al primo approccio alla vita, alla conoscenza di un mondo che nasconde bene il buio della realtà, mostrando i colori di una primavera eterna che ritorna ogni anno, silenziosa ma esplosiva in armonia con la terra.

Scuote il capo il contadino che lega in modo sapiente le viti con la speranza che il vigneto si arricchisca di perle settembrine. Sono le terre del Sannio, la vera fonte del popolo antico.

Ruzzolano parole fra pareti e discorsi di gente abituata ai suoni dei pettegolezzi verso i quali anche i gatti hanno smesso annoiati di miagolare accanto a tante idiozie. Sono corse fra le strade di donne affannate per raggiungere a piedi i vecchi mercati del paese, con quattro banchi di verdura, scarpe e saponi. Restano nella memoria degli anziani i ferventi cervelli che galoppavano su progetti di vita, scavati nelle rocce di queste terre da mani screpolate e forti. Quante primavere sono passate sotto i ponti del fiume Calore, a ravvivare certi ricordi di lunghe rincorse alla ricerca di momenti eterni. Eterni come il tramandare la storia tra guerre, conquiste e fame.

Tanti i paesi in ginocchio in attesa della benedizione di Una Madre che veglia dall’ alto del monte sui Suoi figli.

Sono pochi, troppo pochi i sogni che diventano futuro per chi ha il coraggio di restare in questi luoghi che sembrano essere privi di vita. Eppure ancora qualche giovane osa mettersi in gioco, per restare nei borghi dove prova ad animare qualche vicoletto con l’ apertura di un bar o di un punto di ristoro.

La mancanza di opportunità si sposa con la mancanza di soldi e per la maggiore i nuovi diplomati tentano la strada militare mettendosi in gioco tentando di superare vari concorsi nei diversi corpi di polizia. Ma così facendo vengono spostate le loro sedi in luoghi lontani dal paese natio. Un rischio che bisogna correre per chi sceglie di  realizzarsi evitando di restare ad attendere che si risvegli un sistema silenzioso, di posti, che malgrado la bellezza territoriale e paesaggistica non sono capaci a volte di provvedere a garantire una vita dignitosa  che offra la possibilità di crearsi, di crescere non solo come individuo ma anche come famiglia. Ed è questa la più grande pecca dei piccoli borghi, perdere per perdersi nella solitudine di paesi spenti e moribondi. Chi è più fortunato e determinato a restare prova a sviluppare le proprie capacità per creare soluzioni lavorative e produttive senza andare via, adoperandosi in ogni tipo di lavoro seppur sottopagato. I meno fortunati, coloro che non hanno la voglia di allontanarsi per cercare lavoro e né di restare per creare un futuro, spesso si lasciano andare e  cadono in ragnatele letali quali la droga, la ludopatia, l’ alcolismo o la malavita. Ma poi ci sono anche tanti nullafacenti che denigrando ogni semplice opportunità lavorativa restano a trastullarsi nel dolce fare niente, dando poi la colpa alla mancanza di lavoro. In realtà è proprio nei  piccoli luoghi che hanno poco da offrire che questi determinati soggetti, sono molto più esposti a cadere in una sorte di tentazione incosciente e letale. Il gioco d’azzardo assale la razionalità, logora i cervelli come la droga e spinge ad estinguere la logica, a minare certi equilibri rendendoli instabili e distruttivi. E così fra una slot machine e l’altra, giocando giocando si investe il proprio futuro con la consapevolezza di ritrovarsi in un mare di debiti e di guai. Ludopatici, esattori delle proprie vite! Inibitori di felicità familiare, distruttori di legami e di sogni che per una esasperata necessità di gioco mettono a repentaglio mente e cuore.

Poi ci sono coloro che annoiati si danno alla polvere bianca , alla finta purezza dell’anima, all’elevazione artificiale dello spirito, alla sola capacità di indignarsi contro chi non accetta di condividere il suicidio assistito e così come gli alcolisti, si ritrovano come  con chi fa uso degli stupefacenti, a lottare non solo con la razionalità ma soprattutto con la propria risorsa di vita.

Per non morire nei borghi, bisogna aiutare i giovani a restare, con la possibilità di realizzare e di costruire con dei fondi importanti, un nuovo insindacabile futuro. Ritornino gli artigiani nei borghi antichi, gli idraulici con ditte individuali senza che siano divorati dalle tasse. Si riporti l’ artigianato vero, il giovane che ripara insegnando a recuperare , a riciclare, a portare in vita i vecchi mestieri. Ci vorrebbe cultura che porti sapienza e retribuzione. Con la tecnologia si è abbandonata la fonte primaria lavorativa, la manovalanza. Le macchine ed i cervelli artificiali creano al posto degli uomini, scrivono, costruiscono, progettano, fanno musica, realizzano lavori artistici. Quanto durerà  la storia che noi esseri primitivi ci emozioniamo ancora davanti ad un tramonto, lasciando cadere una lacrima da occhi reali e non di cristallo, ascoltando una melodia classica o guardando un film d’ amore?

Siamo uomini e donne, siamo diventati noi stessi pietre dei nostri borghi, siamo vento fra i rami degli alberi secolari fra queste case antiche, siamo sorrisi fra le rughe che hanno assistito a storie di dolori e preghiere, di pianti e partenze senza ritorni. Cerchiamo di rendere lievi le parole che spezzerebbero  il cuore ammortizzando la caduta di emozioni suscitate da improvvisazioni e da allusioni. Siamo balconi affacciati sulle piazze a raccogliere i vocii della gente, siamo i lampioni dei ghetti ad illuminare angoli bui, siamo i respiri affannati dei vecchi appoggiati ai loro bastoni che non sono più di legno ma di materiale sintetico sofisticato . Non si fuma più tabacco ma falso fumo da sigarette elettroniche che promettono meno conseguenze ma che in realtà incartano i polmoni con un foglio chimico trasparente ma al sapore di mille fragranze e gusti.

Intanto questi borghi meravigliosi restano fermi, immobili, ad aspettare una folata di vento che sia ossigeno puro per chi ci vive, per chi domani mattina ha ancora la forza di alzarsi e di recarsi all’ ultimo negozietto rimasto a comprare il solito pane insieme al suo cane, il solo amico ancora fedele. Così come fedele resta l’ animo romantico di chi si propone di risvegliare le voci  assopite delle case solitarie e lasciate nei silenzi.

La vita si riflette nelle pozzanghere di acqua dopo il temporale lungo la strada, ci sono quelli che non la oltrepassano per non rischiare di  infangarsi, poi ci sono quelli che gioiscono nel condividerne il momento saltandoci dentro per lasciarsi prendere da un gesto allegro come un gioco da bambini. La vita è un richiamo, un ritorno, un continuo riemergere da ricordi che possono levigare il passato ravvivando il colore spento dell’ incertezza di piccoli ruderi per farli diventare castelli. Non lasciamo morire le vecchie case, le eterne strade. Non abbandoniamo la speranza di poter ricostruire il sogno creato dai nostri avi. Siamo angoli di mondo, fra ciottoli e cammino. Siamo fonte e pioggia, ciò che importa è il dissetare l’ arsura di un tempo che non dobbiamo lasciare morire.

Autore

Carmela Picone nasce nel 1969 a Solopaca , in provincia di Benevento. Dopo aver conseguito il Diploma di Maturità Classica, leggendo Pirandello scopre la passione per il teatro. Partecipa e vince un concorso letterario con La Libroitaliano Editore e vede le sue poesie pubblicate in un’antologia. Scrive il romanzo “Gocce d’Amore” che ottiene immediato successo tanto da interessare un regista romano che chiede all’autrice di scrivere una sceneggiatura tratta dal proprio libro per la progettazione di un film. Nel 2021 scrive “La poesia delle parole semplici” una silloge pubblicata dalla Atile Editore. Le passioni restano la scrittura, i viaggi ,la recitazione e la pittura . Ama molto viaggiare, scoprire nuove culture, ammirare nuovi paesaggi e far tesoro delle emozioni che ne scaturiscono dopo ogni luogo ammirato. La sua ambizione più grande resta quella di promuovere il territorio nel quale è nata, e dove oggi s’impegna nel sociale per tenere vive le tradizioni e per portare alla conoscenza di tutti la meraviglia e i tesori della sua terra. piccola perla del Sannio.